Civita a Bagnoregio. Nella valle si ergono i calanchi, alte formazioni argillose biancastre. La più bella definizione di  Civita è di Bonaventura Tecchi, scrittore nativo del luogo: <la città che muore>.  Addentrandosi nell’abitato, il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una  coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti la via S. Maria si  apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato ristrutturata nel XVI secolo. In  essa sono custoditi uno stupendo Crocefisso ligneo quattrocentesco, della scuola di Donatello, e un affresco della  scuola del Perugino. I palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni si impongono nelle viuzze  con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del  medioevo. Tutti i particolarissimi fattori fanno di Civita un luogo unico da osservare e ricordare per sempre.              Piccolissimo borgo medievale, sorge su un  fragile colle d'argilla. Sono stati molti i tentativi  per strapparla allo sgretolamento che prima o  poi porterà alla sua scomparsa.   Questo è il motivo che ha portato il piccolo borgo  a svuotarsi fino ad ospitare poche unità abitative.  Qui nacque in una piccola casa, ormai da tempo  inghiottita dalle frane, San Bonaventura Ministro  dell'ordine dei Francescani, filosofo e scrittore, al  quale si deve la fama di Civita nel Mondo.   La città visse secoli di splendore fin quando il  violento terremoto del 1695 provocò una serie di  smottamenti e successivi crolli che portarono allo  sprofondamento dell'unica via d'accesso, oggi  sostituita da un ponte lungo 300 m che collega