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Piccolissimo
borgo medievale,
sorge su un fragile colle d'argilla. Sono
stati molti i tentativi per strapparla allo
sgretolamento che prima o poi porterà alla
sua scomparsa. Questo è il motivo che ha
portato il piccolo borgo a svuotarsi fino ad
ospitare poche unità abitative.
Qui nacque in
una piccola casa, ormai da tempo inghiottita
dalle frane, San Bonaventura Ministro
dell'ordine dei Francescani, filosofo e
scrittore, al quale si deve la fama di
Civita nel Mondo.
La città visse
secoli di splendore fin quando il violento
terremoto del 1695 provocò una serie di
smottamenti e successivi crolli che
portarono allo sprofondamento dell'unica via
d'accesso, oggi sostituita da un ponte lungo
300 m che collega Civita a Bagnoregio.
Nella valle si
ergono i calanchi, alte formazioni
argillose biancastre.
La più bella
definizione di Civita è di Bonaventura
Tecchi, scrittore nativo del luogo:
“la città che muore”.
Addentrandosi
nell’abitato, il primo importante monumento
che si incontra è la Porta S. Maria,
sormontata da una coppia di leoni che
artigliano due teste umane, simbolo dei
tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti
la via S. Maria si apre nella piazza
principale, dove si può ammirare la romanica
Chiesa di S. Donato ristrutturata nel XVI
secolo. In essa sono custoditi uno stupendo
Croc
Civita di Bagnoregio e la valle dei
calanchi
efisso ligneo quattrocentesco, della
scuola di Donatello, e un affresco della
scuola del Perugino. I palazzi
rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e
degli Alemanni si impongono nelle viuzze con
le tipiche case basse con balconcini e
scalette esterne dette “profferli”, tipiche
dell’architettura viterbese del medioevo.
Tutti i
particolarissimi fattori fanno di Civita un
luogo unico da osservare e ricordare per
sempre.
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